I SENSI DI COLPA   di Francesca Noli Biologo Nutrizionista

Spec. in Sc. Alimentazione e Igiene

“In ufficio ogni giorno gira del cibo: compleanni, regali di clienti.. non posso dire di no!!”; “Ieri ho avuto una giornata tremenda al lavoro, alla sera mi sono mangiata un bel pezzo di cioccolato.. poi però mi sono sentita in colpa.”; “Mio marito domenica ha portato a casa un vassoio di pasticcini e non ho saputo resistere.. Mi vuole magra e poi…”; “Quando sono vicina al ciclo, devo sempre coccolarmi con qualcosa di dolce, ne sento proprio il bisogno..”.

Mangiare perché si è nervosi, ma anche per noia, per gratificarsi, per premiarsi, per coccolarsi, perché non si riesce a dire di no…. oppure semplicemente perché si è golosi e non si riesce a resistere…

Quando c’è un legame stretto tra cibo ed emozioni, sia positive che neutre che negative, diventa difficile stabilire un rapporto equilibrato con il cibo. Si agisce d’impulso e poi.. spesso arrivano i sensi di colpa.

Si pensa al piacere del momento e poi ci si sente come prima, anzi peggio di prima.

Come si può fare per evitare questi comportamenti?

Innanzitutto è importante individuare quali possono essere le situazioni che per noi sono “a rischio”.

C’è chi difficilmente resiste alla vista o al profumo di alcuni cibi, chi mangia di più o di meno a seconda che sia da solo o in compagnia, sotto la spinta di sensazioni o situazioni spiacevoli o piacevoli..

Una volta individuate le “situazioni a rischio” bisogna fare pratica per riuscire a gestirle. L’idea non è quella di puntare alla perfezione, e di non “sgarrare mai”, ma di mangiare del cibo che ci piace molto, come ad esempio un pezzetto di cioccolato, perché davvero ne sentiamo il bisogno, assaporandolo bene e non come valvola di sfogo, o come alternativa ad un bisogno che in realtà non è di cibo.

Se più semplicemente, anche durante un percorso di dimagramento, desideriamo mangiare una fetta di torta possiamo sostituirla ad un primo piatto, nel caso di un gelato al pane e un frutto.

Tutto questo passa attraverso una maggiore consapevolezza dei propri comportamenti per arrivare alla sensazione che siamo noi a “dominare il cibo” e non il contrario, come spesso accade.

Ma prima di tutto è importante riflettere sul proprio legame tra cibo e emozioni: se il cibo è spesso la prima risposta ai   nostri problemi e ai nostri stati d’animo, l’”unico conforto o sfogo che mi è rimasto”, bisogna cercare di allentare questo legame e nel contempo sostituire il cibo con interessi, attività, passioni che arriscano la nostra vita.

La giornata di molti di noi è spesso legata ad una serie di compiti, scandita da orari precisi. Una giovane donna con una famiglia e un lavoro spesso ha difficoltà a ricaricarsi dell’energia che le viene sottratta dalla sua professione, dalla famiglia e dai figli e spesso cerca “gratificazione” proprio nel cibo. Riflettendo sulla qualità della propria vita si arriva a comprendere come sia necessario dedicare un pò di tempo a se stessi nell’arco della giornata e della settimana proprio per tornare alle proprie occupazioni con più slancio.

Leggere un libro, ascoltare la musica, farsi un bel bagno caldo, coltivare degli hobby, praticare uno sport, visitare una mostra, dedicarsi allo yoga e alla meditazione, fare una passeggiata sono solo alcuni esempi di attività che possono risultare piacevoli, da praticare occasionalmente o abitualmente, e che aiutano a “colmare dei vuoti” che spesso, a torto, si tendono a colmare con il cibo.

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